venerdì 28 dicembre 2007

altra mia passione.....SISSI...imperatrice




"Sono un gabbiano che non appartiene ad alcun paese, Nessuna spiaggia‚ la mia patria, Non mi affeziono ad alcun luogo, Volo di onda in onda."





Elisabetta Eugenia Amalia, Duchessa in Baviera, figlia del Duca Massimiliano e della principessa Maria Ludovica, nacque il 24 dicembre 1837. Visse un'infanzia serena in Baviera, nel castello di Possenhofen, sulle rive del lago Starnberg, senza rispettare l' etichetta che vigeva per le famiglie nobili e in completa libertà. Nell' estate del 1853, all' età di quindici anni, si recò a Bad Ischl in occasione del fidanzamento di Elena, sua sorella maggiore, promessa sposa dell' imperatore d' Austria Francesco Giuseppe I , che allora aveva ventitré anni. Francesco Giuseppe però, si innamorò di Sissi - come veniva affettuosamente chiamata - a prima vista. Lo colpirono la sua semplicità e spontaneità. La sera in cui avrebbe dovuto fidanzarsi con Elena, Francesco Giuseppe chiese, dietro lo stupore dei presenti, la mano di Sissi e il 24 aprile 1854, l' imperatore e la principessa Elisabetta in Baviera si sposarono a Vienna, nella chiesa degli Agostiniani.

Fin dai primi giorni Sissi venne educata dall' arciduchessa Sofia, madre di Francesco Giuseppe, al rigido cerimoniale di corte spagnolo che vigeva alla Hofburg, la residenza imperiale viennese che Elisabetta definiva "una prigione dorata". Francesco Giuseppe ogni giorno iniziava il lavoro alle cinque del mattino e Sissi riusciva a vederlo molto raramente, tanto che divenne sempre più triste, malinconica e nostalgica verso i giorni spensierati che aveva trascorso a Possehofen. Dal matrimonio con l'imperatore nacquero quattro figli: Sofia che morì a soli due anni, Gisella, Rodolfo e Maria Valeria. L'inquietudine di Sissi aumentava con il passare del tempo e la spinse a scrivere molte poesie cariche di rimpianto dedicate alla Baviera.

Nel 1859 Elisabetta lasciò l'imperatore per trasferirsi a Madeira e a Corfu', iniziando così una serie di viaggi che la portarono a visitare gran parte d'Europa. Dopo essere stata incoronata regina d'Ungheria, si ritirò definitivamente alla vita privata dedicandosi esclusivamente ai suoi interessi, come l'equitazione e la poesia (con una particolare predilezione per Heinrich Heine) e prendendo lezioni di greco dal giovane insegnante Constantin Christomanos, che la seguiva ovunque. Spendeva molte ore per la cura della sua bellezza: era molto orgogliosa dei suoi capelli, che le arrivavano fino ai polpacci. Ogni mattina, appena sveglia, si immergeva in una vasca di acqua gelata, dopo di che la sua pettinatrice, Fanny Angerer, impiegava circa tre ore per spazzolarle ed acconciarle i capelli che, data la loro pesantezza, causavano all' imperatrice continue emicranie. L'imperatrice amava fare lunghe passeggiate e camminava tanto velocemente che le sue accompagnatrici avevano serie difficoltà a seguirla. L' unico che riusciva a farlo era Francesco Giuseppe.

Benché fosse la prima donna di un grande impero, la sua vita ebbe molti momenti drammatici: la morte della prima figlia Sofia; il decesso di suo cugino Ludwig II di Baviera; l'assassinio di Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe, divenuto re del Messico e ucciso dai rivoluzionari; il suicidio di Rodolfo, l'unico figlio maschio di Elisabetta, avvenuto a Mayerling il 30 gennaio 1889; infine la morte della sorella Sofia, duchessa di Alençon, in un grande magazzino di Parigi nel 1896. Sissi cominciò così a vestirsi sempre di nero, cercando continuamente di isolarsi dagli altri e trascorrendo gli ultimi anni della sua vita lontano da suo marito e dalla corte viennese. Il 10 settembre 1898 a Ginevra, l'anarchico Luigi Luccheni, dopo aver saputo che l'imperatrice alloggiava in incognito all'Hotel Beau Rivage, le trafisse il cuore con uno stiletto: dopo soli sette minuti, Elisabetta morì e nacque la sua leggenda.

biografia copiata da http://www.ladyreading.net/sissi/biografia.html

giovedì 13 dicembre 2007

martedì 4 dicembre 2007

il mio tesoro

La mia dolce stellina, è la persona che piu' amo, a me piu' cara.
Senza di lei non sarei niente.
Ti amo tanto piccola stellina mia.

sabato 1 dicembre 2007

martedì 20 novembre 2007

Vivacità intellettiva e intuito

La vivacità intellettiva è la rapidità e la flessibilità con cui l'individuo recepisce gli stimoli del mondo esterno, li capisce, li assimila, li elabora, li associa tra loro e infine reagisce alle sollecitazioni. Questo comporta:
prontezza nelle reazioni e nell'apprendimento,
capacità di adattare l'esperienza passata alla situazione attuale,
abilità a cogliere l'essenza in una situazione complessa,
attitudine a risolvere problemi nuovi.
Intuito L'intuito si inquadra in questo contesto di prontezza intellettiva, e costituisce una forma di "pre-comprensione" cioè di conoscenza immediata della realtà. Viene favorito dalla rapidità ricettiva, di comprensione e associativa, e li influenza a sua volta. L'intuito stesso cioè facilita l'immediatezza di tutti questi processi, come pure la prontezza nel cogliere l'essenza delle cose, la sveltezza e l'originalità nella risoluzione di problemi.
Si noti che, affinché la vivacità intellettiva dell'individuo sia realmente costruttiva, l'intuito deve interagire in modo armonico col ragionamento, che elabora e sottopone a verifica le intuizioni.
.....copiato da http://www.analisigrafologica.it/intuito.htm

quets ae' una mia dote e ne sono grata.!

venerdì 16 novembre 2007

le farfalle

Una credenza popolare greco-romana considerava la farfalla simbolo dell'anima che esce dal corpo. E simbolo dell'anima la si ritrova presso gli aztechi, anche se si trattava dell'anima dei guerrieri caduti in battaglia. Ma la farfalla, per questo popolo, era anche un simbolo del fuoco e del sole, infatti nella Casa delle Aquile o Tempio dei Guerrieri il nostro astro diurno era rappresentato da una farfalla. Coincidenza: nell'antica lingua azteca la farfalla è chiamata papalot, simile al papilio latino. Nei racconti irlandesi del ciclo mitologico, la dea sposa del dio Mider era stata trasformata in una pozza d'acqua dalla prima moglie del dio, gelosa di lei. Dalla pozza uscì un bruco che si trasformò in una magnifica farfalla che gli dei protessero poiché aveva poteri miracolosi. Anche qui, il simbolismo è quello dell'anima liberata dall'involucro della materia.Se nell'Occidente la farfalla è considerata sinonimo di leggerezza che sta per incostanza, fatuità, per la sua grazia in Giappone è l'emblema della donna e della vergine, due farfalle raffigurano la felicità coniugale. Sono anche sinonimo delle anime vaganti, la loro presenza annuncia una visita o un decesso se in casa ci sono persone ammalate. In Cina è simbolo del giovinetto bramoso di sperimentare il proprio erotismo in giochi amorosi. In Oriente, paradossalmente vista la breve vita delle farfalle, è usata per indicare lunga vita, poiché corrisponde al numero settanta, perciò augurando "farfalla" si augurano altri settant'anni. Per la sua metamorfosi, la crisalide è considerata l'uomo che contiene la possibilità dell'essere, la farfalla che ne esce la sua resurrezione o l'uscita dalla tomba dell'ignoranza.Psiche, la mente, è raffigurata con ali di farfalla, come il dio del sonno che può essere paragonato alla morte.

sabato 10 novembre 2007